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Antropofagus – No Waste Of Flesh (07/01/2010)

gennaio 7, 2010

 

…is there a zombie love? I want to love a zombie. Love after death is the true reality: my quick putrefaction helps me to understand my life…our life…”

 

Così inizia la deflagrante “Loving you in decay”, lacerante biglietto da visita di un album che non ha bisogno di presentazioni, primo vagito rantolante di una band seminale che, nata nel ’97 dai malsani progetti del chitarrista Meatgrinder e del batterista Rigel, poi accompagnati da Argento dietro al microfono e dal bassista Void, ha lasciato un marchio indelebile nella scena brutal italiana ed internazionale. Stiamo parlando dei nostri Antropofagus naturalmente, creatura deviata figlia delle allucinazioni horror-gore di Fulci, D’Amato o Avati, da sempre sotto l’ala protettrice della Beyond Prod., e che con una diversa lineup (comprendente solo Argento e Void) ha rilasciato una piccola perla di insana brutalità nel 2002, a nome “Alive is good…dead is better”. Sarcastica dichiarazione d’intenti, verrebbe da dire. Così come quella del ’99, opera in cui vanno ricercate le radici morbose del quartetto genovese, in un esordio dove di carne non ne è stata sprecata affatto, perchè nulla è lasciato al caso. Undici tracce di brutal death assassino che gronda sangue ad ogni riff, senza orpelli ma straordinariamente dinamico, complesso ma tagliente come lame di rasoio, che mescola con maestria Cannibal Corpse, Suffocation e una punta di Deeds Of Flesh in un maelstrom sonoro di raggelante angoscia e fetida depravazione. Una produzione oscura e opprimente, con chitarre secche e lancinanti in cui rieccheggia lo stridio dell’immortale pilastro “Effigy of the Forgotten”, ad opera di un Meatgrinder (follemente) chirurgico; un basso pulsante che in più di un’occasione diviene protagonista in stacchi di insana maestria, pattern di batteria dinamici e brutali, nell’esecuzione come nei suoni, e il putrescente quanto splendido gorgoglio di un Argento in stato di grazia, che alterna sapientemente un growl cupo ed espressivo a marce fughe in screaming. Questo è “No Waste Of Flesh”, un viaggio terrificante nella depravazione dal primo all’ultimo minuto, dall’inquietante intro “Welcome to my slaughterhouse” (sostituita dalla sua pt.2 nella reissue successiva dell’album) fino alla terrificante chiusura affidata alla brutale e agghiacciante “Bloodfeast”. Nel mezzo di questo mattatoio infernale, perle senza tempo quali la citata “Loving you in decay”, con un riff portante da infarto, la splendida “Thick putrefaction stink” impreziosita da stacchi deviati e da rallentamenti soffocanti, la gemma a titolo “Bloody art of postmortem sex”…

…devoured by his own psyche…his victim saw hell through the young sadist, he wanted to see the pain through the girl he loved…”

…o la complessa e terremotante title-track, un’impalcatura grondante sangue tanto brutale quanto affascinante. C’è anche spazio per una cover, l’immortale “Necrophobic” tratta dal paradigma dell’estremismo, “Reign In Blood”. Se a tutto questo aggiungiamo quell’atmosfera maniacalmente malsana che ammorba, anche grazie ai raccapriccianti inserti che impreziosiscono l’opera affiorando dai più reconditi abissi della devianza psichica, ogni minuto di questo piccolo capolavoro, il quadro è completo. Siamo di fronte a mio parere ad un capitolo fondamentale ed irrinunciabile del brutal death metal, ispiratissimo a livello compositivo, fonte di ispirazione per miriadi di bands non solo all’interno dei confini nazionali, di gran lunga superiore a moltissimi album brutal promossi sul mercato di questi tempi, privo di cedimenti di sorta dall’inizio alla fine. E’ notizia recente che il buon Meatgrinder abbia rimesso in sesto la sua putrescente creatura, come unico membro originario, e che sia intenzionato a dare un seguito all’opera deviata degli Antropofagus, dopo questo seminale “aborto” sonoro e dopo l’atipica parentesi (pur eccezionale) aperta da “Alive is good…dead is better”. Aspettiamo con ansia il decrepito secondogenito di questa macchina infernale. Nel frattempo, facciamo ancora una volta a pezzi i nostri padiglioni auricolari con “No Waste of Flesh”, ascoltandolo tutto d’un fiato. Ne vale davvero la pena.

http://www.empireofdeath.com/public/template4/dettaglio_recensione_session.asp?id=1741

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