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Sepsism – Distorting The Mortal Visage (14/09/2009)

gennaio 5, 2010
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Non sono certo dei novellini questi Sepsism, californiani attivi dai primissimi anni ’90 e con all’attivo due full lenght (“Purulent Decomposition” del ’99 e “To prevail in disgust” del 2003), un best of (“Severe Carnal Butchery” del 2001) e tre demo registrati tra il ’92 e il ’95.

Quasi vent’anni quindi, votati al brutal death più classico ed intransigente che pesca a piene mani dal marciume dei Cannibal Corpse e dalla follia psicotica dei maestri Suffocation, per il combo capitanato dal frontman Fernando Avila, che ora si ripresenta sulle scene, a distanza di sei lunghi anni dalla scorsa prova sulla lunga distanza. “Distorting The Mortal Visage” è il frutto di questa lunga attesa, e chi si aspetta cambiamenti eclatanti nella proposta dei quattro deathsters rimarrà deluso, qui si viaggia a colpi di brutal death ferino e convulso, niente di più e niente di meno. Si tratta forse di un difetto? Certamente no, soprattutto perchè i Sepsism non sono gli ultimi arrivati e di riff ne hanno macinati in questi anni. Quello che traspare da “Distorting The Mortal Visage” è una notevole padronanza del genere, che porta i quattro californiani a sfornare nove tracce assassine che si muovono tra assalti all’arma bianca in cassa rullo, blast beat lancinanti, rallentamenti soffocanti e groove maligni, con il rantolo gutturale di un Avila che passa dal growl cupo e profondo a frasi di doloroso scream e il riffing sempre ispirato e preciso di un Leon Morrison in stato di grazia.

Lasciamoci accompagnare nei meandri del mondo dei Sepsism attraverso l’opener “Descend Into Sickness”, due minuti e mezzo di devastazione sonora, che introduce magistralmente l’album prima di lasciare spazio alla terremotante “Hate Believer”, che si muove convulsa tra blast evocativi e melodie malsane, prima di sprofondare nell’apocalittica “Twist Of Fate”, gioiellino dall’incedere magmatico che esplode in un uptempo tagliente come pochi. C’è spazio anche per la violenza più ragionata e groovy di “Cleansing of the human race” e per la velocissima “The Darkest Depths”, intricata e oscura quanto basta, così come per la conclusiva “Remnants”, degna conclusione di un album intrigante e ispirato, che non propone particolari innovazioni ma, e questa è la cosa più importante, è pieno zeppo di ottima musica, suonata da veterani del genere. Se a questo aggiungiamo una produzione eccellente, chiara senza essere patinata e con suoni di chitarra corposi e aggressivi, e una copertina spettacolare, il gioco è fatto. Fateci un pensierino, “Distorting the mortal Visage” uscirà a fatica dal vostro stereo…

 http://www.empireofdeath.com/public/template4/dettaglio_recensione_session.asp?id=1638

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